
La scorsa settimana la città di Ragusa ha ospitato il gruppo Radiodervish donando al pubblico accorso momenti indimenticabili. Di seguito posto l'articolo curato da Serena Gulino e pubblicato sul quindicinnale "La città" del 14 febbraio.
Un cielo che è stato quasi sfiorato .. Giovedì 5 febbraio la Chiesa del S.S. Ecce Homo, nel cuore dell'ormai multietnico centro storico di Ragusa, ha offerto la sua sacralità all’esibizione dei Radiodervish.
Il concerto si inserisce nell'ambito della rassegna “Frontiere” realizzata per celebrare i primi cinque anni di laboriosa attività della cooperativa sociale “Il Dono”.
Ad attendere la band una splendida Ecce Homo gremita, un pubblico prevalentemente giovane ma non solo, a cui si aggiunge la partecipazione degli ospiti dei centri d'accoglienza.
La scelta della suggestiva location non appare casuale quando si parla di una band impegnata come i Radiodervish che, mettendo in musica temi d'attualità, si fa portavoce del dialogo tra le culture, dell'incontro con l'altro, della convivenza pacifica dei popoli guadagnando il consenso del pubblico in quasi due ore di musica.
A rendere l'atmosfera calda, seppur raccolta e solenne, quasi come si stesse partecipando a una preghiera di gruppo, intervengono la scelta minimalista di proiettare un fascio di luce violacea proprio sull'abside e dei grossi fari puntati sulla band.
Una penombra come si conviene ai momenti di massimo raccoglimento liturgico che sembra quasi invitare il pubblico a chiudere gli occhi e volare tra le sonorità che ci cullano tra Medio Oriente ed Europa senza però tralasciare la profondità dei testi che obbliga alla riflessione.
I Radiodervish nascono dall'incontro di vite di Nabil Salameh figlio di genitori palestinesi e vissuto a Beyrut e il salentino Michele Lobaccaro a cui si aggiunge il contributo del tastierista Alessandro Pipino.
La loro collaborazione risale ai primi anni novanta e ha dato vita a ben sette album, a partire dal primo “Lingua contro lingua” apparso nel 1998 fino al sofisticato “L'immagine di te” , album maturo in cui il melting pot tra la musica italiana di genere melodico, l'elettronica anni '80 e sonorità mediorientali si fondono in una commistione quasi perfetta.
Non solo arabo e italiano per l'originalissima “Centro del mundo” che fa coesistere in un unicum lingua italiana, inglese, araba e spagnola in un continuo e spasmodico sforzo di sottolineare come sia possibile generare un equilibrio così perfetto tanto in musica quanto nella vita di ogni giorno.
Ma si canta anche di guerra e dell'irrisolta e attuale questione palestinese con le conseguenze che questa porta nella vita degli uomini, ossia miseria e infelicità, senso di sradicamento e di non appartenenza. Ogni bisbiglio tace quando si affronta il tema dell'estremismo islamico in “Lettera a un kamikaze” tratto dal saggio epistolare di Khaled Fouad 'Allam che ripercorre l'ultimo giorno di vita di uno “shahid” ossia di un martire dell'Islam che va incontro alla sua morte e nondimeno genera morte e distruzione in nome di Dio.
Versi che toccano il cuore del pubblico in un silenzio assordante.
Sebbene l'attenzione sia stata soprattutto rivolta a presentare i brani dell'ultimo album, tra i quali “L'immagine di te” e “Se vinci tu” che affrontano il tema del doppio, della ricerca, dell'esigenza di continuare a sperare in un ritorno alla terra madre, il concerto da spazio anche a brani meno recenti come “Fedeli d'amore” ispirato al “Cantico dei Cantici” e contenuto nel primo album.
Complice la suggestiva location che ha creato un'atmosfera unica e incomparabile a quella, seppur bella, ma completamente diversa di un concerto tenuto in un palazzetto dello sport o in una piazza, la bravura degli artisti, la profondità dei testi che invitano alla riflessione e la musica che nasce da un incontro di sonorità e tradizioni musicali diverse che abbracciano oriente e occidente, lo spettacolo dei Radiodervish ha incantato il pubblico che ha viaggiato per tutta la durata del concerto in una dimensione spazio-temporale lontana.
domenica 15 febbraio 2009
“Con le radici al cielo”:ll concerto dei Radiodervish nella Chiesa “Ecce Homo” Tra magia antica e sonorità mediorientali
giovedì 12 febbraio 2009
"It's Twilight .. again!"

"For almost ninety years I've walked among my kind, and yours .. all the time thinking I was complete in myself, not realizing what I was seeking. And not finding anything, because you weren't alive yet."
Dopo anni di letture di tutt'altro sapore, mi lascio travolgere anch'io dal fenomeno letterario - made in America – dell'anno. Apro il romanzo e, con mio grande stupore, resto incollata dalla prima all'ultima pagina.
Pubblicato in America nel 2006 e diventato subito Best Seller, in Italia è il fenomeno letterario-culturale del momento. Oltre a essere uno dei romanzi più letti, è uno dei più discussi sugli oltre 100 siti internet, blog e community e ovviamente anche su Facebook.
Twilight, che è primo della serie dei quattro romanzi scritti dall'americana Stephenie Meyer, (“New moon”, “Eclipse” e “Breaking down”) è stato tradotto in ben 20lingue e recentemente portato sul grande schermo attraverso l'adattamento cinematografico di Melissa Rosenberg e la regia di Catherine Hardwicke. L'attesissimo film ha registrato il successo dei botteghini e ha nondimeno posto in essere l'eterno interrogativo su quale delle due arti fosse superiore all'altra. Bello il film, più strutturato il romanzo, non si tratta comunque di capolavori né in un caso né nell'altro!
Proviamo adesso a mettere a fuoco le ragioni di tanto interesse e popolarità che, per alcuni, sfocia addirittura nella 'mania' come nel caso delle lettrici che si interrogano su dettagli relativi alla vita o ai pensieri dei protagonisti che nel romanzo sono poco chiari o non menzionati affatto.
Cosa sconvolge di più e perché tanto successo di pubblico?Non è certo il primo romanzo ad affrontare il tema dei vampiri, se ne annoverano tanti sin dai primi miti greco-romani per non parlare del celeberrimo “Dracula” di Bram Stoker ma è sicuramente il primo a occuparsi di vampiri adolescenti. Non da adito a nessun dubbio la purezza dell'amore di Edward, il quale si trova in una posizione di forza nei confronti di Bella non tanto perché lei sia 'umana' quanto piuttosto perché sia spesso descritta come 'statica' e remissiva. Ma Twilight piace perché ci fa tremare, piangere e sorridere, riempie le nostre notti e ci rapisce pagina dopo pagina. E' l'amore che in questo romanzo risuona forte come un tuono o una battuta a baseball all'aperto con giocatori d'eccezione! E' l'amore perduto, quello mai avuto, quello che vorremmo che ci travolgesse per sempre. Edward è un mostro perché è tutto ciò che abbiamo perso. E' l'anti boyfriend. Il suo amore potrebbe essere letale per Bella. Non somigli a nessuna da quando ti amo scriveva Neruda e, leggendo questa saga, mi ritorna in mente. La bellezza fuori dal comune di Lui, l'essere 'incapace' di Lei, la totale dipendenza di una donna dal suo uomo che ci ricorda il ruolo di subordinazione perso nei secoli e nella corsa all'emancipazione, alla non dipendenza dall'uomo.
In questo romanzo la forza dell'amore è come un albero secolare che, resistendo al tempo, libera i suoi rami e crea i germogli che diventeranno frutti col primo caldo.
Un amore che lotta contro se stesso, un amore che supera le barriere della morte e di essa si nutre nel continuo altalenare tra veglia e sonno. Corpulento ed effimero, elude il tempo, il genere e le aspettative. E' un romanzo, soltanto un romanzo, ma ci rapisce e ci fa sognare, ci fa sperare che Edward esista e che un giorno busserà alla nostra porta per donarci l'eternità.
"Twilight, again", he murmured. "Another ending. No matter how perfect the day is, it always has to end." "Some things don't have to end", I muttered through my teeth, istantly tense.
giovedì 15 gennaio 2009
Ravenna: mostra dello storico disegnatore palestinese Naji Al-Ali

Quanto sta accadendo in questi giorni a Gaza dovrebbe scuotere le coscienze dei popoli e dei loro governanti, ma in una forma di latente sonnolenza del muscolo “indignazione”, la popolazione civile è falcidiata per una operazione chiamata “di polizia”.
La galleria “Mirada” di Ravenna a partire dal 16 gennaio fino al 14 febbraio 2009 dedicherà il suo spazio a Naji Al-Ali, creatore del personaggio “Handala”, il piccolo bambino palestinese con le spalle voltate allo spettatore che in moltissimi paesi arabi è una sorta di mascotte venduta in ogni spaccio.
La mostra esporrà una selezione di vignette, tradotte appositamente da Tahar Lamri, intellettuale e scrittore algerino che vive da anni a Ravenna. Inoltre le stampe in mostra saranno messe in vendita e il ricavato sarà devoluto interamente a ospedali della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo venerdì 16 gennaio alle ore 18, seguirà un incontro dibattito sulla Palestina con Tahar Lamri, Alessandro Taddei, Elettra Stramboulis.
Per info: Galleria Mirada, libreria interno 4, via Mazzini 83 Ravenna. www.mirada.it
lunedì 5 gennaio 2009
«Il bambino incantato» di Rashid O.

L’infanzia e l'adolescenza di Rashid in Marocco vengono ritratte in modo incredibilmente realistico, dense di particolari che scioccano sia il lettore arabo-musulmano sia quello occidentale.
Ho acquistato il libro senza sapere che mi sarei trovata di fronte a un libro così forte, ma l'ho letto – divorato direi – in poche ore ..
I rapporti di Rashid con gli uomini, sin da ragazzino, avvengono sotto gli occhi di tutti, nessuno resta scioccato dalla predilezione di un uomo verso un bambino o viceversa dall’attrazione di un bambino per gli uomini adulti. Il libro, scritto in francese e pubblicato in Francia (in Marocco non avrebbe mai potuto veder luce) ripercorre con estremo realismo le esperienze inspiegabilmente crudeli e scioccanti dell’adolescenza di Rashid.
Rashid perde la madre da piccolo e sarà la sorella a farne le amorevoli veci. Nel corso della narrazione, scopriamo la presenza di un nonno invadente, che gioca col nipotino in modo diverso rispetto a quello consono di attenzionare un bambino.
Rashid è l’ultimogenito, vive in una “casa di donne”, lo diverte trascorrere intere giornate con loro, andare al hammam femminile, sbirciare le loro storie e i loro racconti sugli uomini ed è proprio attraverso quei “discorsi sugli uomini” che realizza di provare un desiderio omosessuale, ma non osa confessarlo a nessuno.
Ha vari approcci con l’omosessualità, ancor prima che nasca in lui la malizia, fin quando all’età di 12 anni intraprende una relazione morbosa col suo professore di arabo.
È l’inizio, il principio di un’autentica consapevolezza dell’essere gay, ma è possibile che a 12 anni un bambino abbia già realizzato di essere gay? Rashid è quel che si definisce una vittima di pedofili – uomini adulti, sposati, fidanzati, divorziati – che approfittano del suo corpo.
La figura del padre, aleggia in ogni pagina, per poi trovare spazio autonomo nella parte conclusiva del romanzo, un padre che malgrado fosse marocchino – come più volte dice Rashid – era molto aperto e guidato, nei giudizi e nelle scelte, più dall’amore verso i figli che dagli usi e costumi, nonché relativi tabù della società marocchina.


